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Plastic free? Quanta e quale plastica per un futuro sostenibile?

Plastic free?
II parte

Quanta e quale plastica per un futuro sostenibile?

di Egidio Raimondi

Una settimana fa abbiamo pubblicato alcune riflessioni sull’invasione delle materie plastiche che, abbinate alle logiche dell’usa e getta, stanno diventando un grande problema per la sopravvivenza degli ecosistemi sul pianeta.

Dal breve e sintetico excursus storico che sulle materie plastiche nel mondo, dai primi brevetti alle produzioni industriali, fino a giungere ai giorni nostri, emerge chiarissima la necessità di ridurre le quantità prodotte, diffuse, utilizzate ed eliminate come rifiuto.

Con altrettanta evidenza è emersa la constatazione che immaginare un mondo senza plastica è pura utopia.

E allora la riflessione si sposta, oltre che sul piano quantitativo, su quello qualitativo. Quello della ricerca  scientifica e della sperimentazione industriale, che porti sul mercato materiali performanti, accessibili e sostenibili.

Sin dal 1990 esiste sul mercato il Mater-Bi, una bioplastica biodegradabile e compostabile brevettata dalla Novamont, del gruppo Montedison, ormai largamente diffuso sotto forma di imballaggi, giocattoli, posate monouso e in sostituzione del polietilene nei sacchetti per la spesa.

Ricavato dall’amido di mais è la prima bioplastica a larghissima diffusione entrata ormai nell’uso comune e quotidiano. 

Quella delle plastiche bio-based è una delle strade già tracciate e da percorrere per avere a disposizione materiali che possano rientrare nel ciclo naturale, a fine vita, attraverso processi di compostaggio resi possibili dalla loro biodegradabilità.

Oltre al Mater-Bi esistono molte esperienze che hanno portato sul mercato “plastiche” di origine naturale estratte dalla barbabietola, dalla soia, dalla canna da zucchero… per gli impieghi più disparati, dagli oggetti di design, agli imballaggi, all’arredo urbano.

Un filone di ricerca parallelo e affine è quello che studia la possibilità di ricavare materiali dal recupero degli scarti agroalimentari, prodotti dall’industria di trasformazione ma anche dall’agricoltura stessa. Nascono così la cosiddetta “pelle vegana” ricavata dalle bucce di mela, polimeri con fibre di carciofo in matrice bio-based, materiali ricavati dalle bucce di pomodoro, dalle vinacce, dai funghi, dalla paglia, dalla lolla di riso…

Altra strada da continuare a percorrere ed esplorare è quella delle plastiche riciclate che, danno una vita nuova ai polimeri giunti a fine ciclo di vita utile, trasformando il rifiuto in nuova risorsa, in materia seconda per la realizzazione di prodotti che hanno caratteristiche inferiori di quelli da “vita precedente”.

Il riciclo della plastica è attività consolidata da decenni, al punto che esiste un consorzio, il Corepla nato nel 1997 e subentrato al cessato Replastic, che si occupa della raccolta, riciclo e recupero degli imballaggi in plastica. Tra le attività del consorzio molte sono rivolte alla riduzione della plastica alla fonte, per una produzione che segua i principi dell’eco-design e la valutazione del ciclo di vita (LCA).

Concludo queste brevi note ricordando ancora una volta che ciascuno di noi può contribuire allo sviluppo delle strategie virtuose descritte, con i gesti e le scelte quotidiane.

I due momenti più importanti sono la scelta consapevole in fase di acquisto di un prodotto e la corretta raccolta differenziata in fase di smaltimento a fine vita.

Ancora una volta, nei piccoli gesti si nascondono i grandi progressi nel miglioramento dello stato di salute del pianeta a degli esseri viventi che lo abitano.

Egidio Raimondi

Plastic free?

Plastic free?

La posa “plastica” del governo italiano

di Egidio Raimondi

Il 3 luglio scorso in tutti gli stati UE è entrata in vigore la Direttiva “single use plastic”, che pone forti e decisi limiti alla produzione, diffusione e impiego della plastica monouso.
Innanzitutto occorre fare chiarezza, in un’epoca in cui lo slogan facile rischia di generare confusione e disorientamento. Plastic-free è un’utopia. Un mondo senza plastica è inconcepibile… basta guardarsi intorno, dall’arredo di casa, agli strumenti informatici che maneggiamo, alle auto e altri mezzi di trasporto con cui ci muoviamo, ai dispositivi medici con cui ci curiamo… siamo circondati da materie plastiche o meglio polimeri plastici, nella stragrande maggioranza dei casi impossibili da sostituire con altri materiali.
La plastica, da quando è stata “inventata” ha seguito ed è stata artefice dello sviluppo delle società avanzate, grazie alle caratteristiche straordinarie come la resistenza agli urti, la leggerezza, l’economicità, la duttilità, la resistenza agli agenti aggressivi, la possibilità di assumere qualsiasi forma (la plasticità appunto)…

L’errore è stato quello di rendere usa e getta un materiale nato per essere durevole. Il vero problema è la plastica monouso, quella usa e getta. Il PET (PoliEtilenTereftalato) delle bottigliette d’acqua minerale e delle varie bibite, i piatti i bicchieri e le stoviglie usa e getta, gli imballaggi in cellophane per alimenti e i termoretraibili usati nelle spedizioni…

Siamo arrivati ad avere enormi quantità di rifiuti di materiale plastico che, se inceneriti producono diossina e altre emissioni potenzialmente dannose per la salute umana e degli altri esseri viventi dell’ecosistema. Spesso le plastiche vengono disperse nell’ambiente, anche in forme “sminuzzate”, che vanno a formare le cosiddette microplastiche che poi finiscono nei mari e nei pesci che poi finiscono sulla nostra tavola.

La situazione è così grave che gli esperti hanno stimato che ognuno di noi ingerisce microplastiche in quantità pari al peso di una carta di credito a settimana. Aggiungo che altri ricercatori stimano che nel 2050, se continuerà il trend in atto, nei mari ci sarà più plastica che pesce! E pensare che una delle prime versioni della plastica fu la celluloide, con cui si realizzarono tanti manufatti sostituendo l’avorio e quindi salvando la vita a molti elefanti!

Con questo primo breve articolo ci ripromettiamo di ripercorrere le tappe dell’evoluzione della plastica, dalla materie naturali ai derivati del petrolio e alla chimica di sintesi, fino alle ultime ricerche sui biopolimeri, per distinguere in maniera netta i benefici dai problemi i termini di impatto di questo straordinario e ormai controverso materiale. 

La cosa che qui ci preme sottolineare però, visto che si tratta di notizia recente, è che l’Italia e la Polonia sono stati gli unici tra tutti i paesi membri dell’UE a rimandare il recepimento della Direttiva europea.

La cosa stride ancor di più se si considera che il countdown dell’orologio climatico recentemente installato sulla facciata del Ministero della Transizione Ecologica, indica i 6 anni e 6 mesi il raggiungimento del punto di non ritorno, cioè il tempo utile per adottare misure di contrasto e adattamento ai cambiamenti climatici in atto.

Un enorme display visibile su un’arteria di scorrimento veloce coma la via Cristoforo Colombo a Roma che non è coerente con le decisioni prese negli uffici del Ministero. Una realtà che si adatta “plasticamente” a necessità e interessi di pochi e di brevissimo periodo, dimenticando l’orizzonte globale e il bene comune!

Egidio Raimondi

Gastronomia sostenibile

Gastronomia Sostenibile

di Armando Sarti

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 21 dicembre 2016 (risoluzione A/RES/71/246) ha proclamato il 18 Giugno di ogni anno “La Giornata Mondiale della Gastronomia Sostenibile”.  La gastronomia rappresenta il complesso delle conoscenze, delle regole, della pratica e delle usanze relative alla preparazione dei cibi, in una parola la cultura e l’arte della cucina. La gastronomia ha un ruolo essenziale non solo nella preparazione del cibo, ma anche nell’orientamento della produzione, l’utilizzo e il possibile spreco delle derrate alimentari.

La gastronomia vera non va certo intesa solo come quel mondo patinato abitato da chef miliardari o come quella dei tanti concorsi televisivi per cuochi veri o presunti, costantemente offerti in televisione, capaci solo di spettacolizzare le aspettative, i successi e i fallimenti dei vari aspiranti.

Il mondo dell’alimentazione è sempre stato ed è sempre di più un tema che, al di là degli effetti fondamentali sulla salute, rappresenta un elemento assai rilevante della cultura, dell’economia e della sostenibilità dell’ambiente in cui viviamo.

La giornata della “gastronomia sostenibile” pone l’accento proprio sull’uso delle risorse e su tutti quegli aspetti della produzione, scelta, preparazione e offerta del cibo che hanno ripercussioni rilevanti di sostenibilità riguardo l’inquinamento dell’aria, delle acque e del suolo e il cambiamento climatico in atto.

Questo impegno per la sostenibilità implica una completa revisione e un cambio di rotta della strategia alimentare mondiale da tempo dominata dalle logiche di profitto delle multinazionali del cibo industriale a scapito del benessere dell’umanità e del pianeta intero. Questa scellerata azione di sfruttamento delle risorse alimentari ha portato ad una vera e propria predazione e devastazione dell’ambiente per produrre sempre di più a basso costo cibo scadente e tossico che non mina solo la salute umana, ma riduce gli spazi verdi vitali e rigenerativi con conseguenze catastrofiche sulla modificazione del clima in tutto il mondo.

Per fortuna tante persone in tutto il mondo sono stanche di sottostare a questa dittatura alimentare che fa ammalare gli umani e rovina l’ambiente. A causa della martellante attività di marketing e pubblicità ad ogni livello, però, la maggior parte degli abitanti del pianeta è condizionata e forzata a ricorrere al cibo spazzatura, ampiamente esposto nei supermercati, che è alla base delle malattie croniche del XXI° secolo e crea dipendenza e assuefazione.

Questa realtà compromette sempre di più la produzione tradizionale, varia e stagionale del cibo sano, a scapito di tanti produttori locali che non riescono a reggere la concorrenza sleale del cibo industriale. Le conseguenze sono molto pesanti anche in termini di biodiversità, dato che ormai le multinazionali agro-alimentari producono su larga scala un numero assai limitato di coltivazioni, spesso geneticamente modificate, soprattutto mais e soia, utilizzate soprattutto per l’allevamento animale forzato e intensivo, ricorrendo necessariamente a costanti concimazioni chimiche, trattamenti antiparassitari e conservanti di ogni tipo che rendono il suolo sempre meno fertile e il cibo sempre più tossico.

Mangiare è sempre più un atto politico e può influire sull’intero sistema produttivo ed economico a livello globale

Si tratta di scegliere bene cosa mettere o non mettere in bocca e questa scelta è alla portata di ognuno di noi, anche se non in tutti i paesi del mondo. E’ un potere, quello della bocca, che almeno nei paesi cosiddetti sviluppati, ogni individuo può esercitare con consapevolezza e attenzione e può rivelarsi cruciale per attuare il cambiamento, se attuato da un numero crescente di persone.

E’ evidente che la giornata della gastronomia sostenibile indetta dalle Nazioni Unite chiama in causa con forza le istituzioni e vuole sensibilizzare gli enti, di ogni tipo e ad ogni livello, per favorire la produzione, la preparazione e il consumo di cibo vero, gustoso e salutare per gli umani e per il mondo intero. Sono indispensabili campagne informative di educazione e consapevolezza alimentare da parte dei sistemi sanitari nazionali e locali, delle scuole di ogni grado e degli enti senza fini di lucro di promozione della salute e di sostenibilità dell’ambiente. Ma è necessario che anche ognuno di noi faccia la propria parte. Nessuno può ritenersi non interessato, anche perché la salute individuale e quella generale del pianeta sono sempre più interconnesse e interdipendenti.

Alcune azioni concrete per la sostenibilità alimentare possono risultare molto efficaci se messe in atto da tanta gente. Sono azioni che peraltro risultano del tutto favorevoli per la salute.

Ad esempio:

  • Evitare accuratamente ogni spreco di cibo e acqua, anche riutilizzando l’acqua di cottura dei vegetali.
  • Acquistare il più possibile cibo fresco sfuso, evitando le vaschette, la plastica e gli imballaggi, in primo luogo quelli non riciclabili nell’organico.
  • Evitare l’uso di piatti, bicchieri e stoviglie di plastica e utilizzare con parsimonia energia pulita, preferibilmente elettrica, per cuocere il cibo.
  • Lavare le stoviglie con il minimo necessario di sapone biodegradabile.
  • Non versare negli scarichi gli oli di frittura non riutilizzabili, ma fare riferimento allo smaltimento regolato dalle aziende incaricate secondo le normative locali.
  • Smaltire i rifiuti alimentari e ogni tipo di imballaggio secondo le norme stabilite dagli enti locali, seguendo le direttive in modo attento e scrupoloso.
  • Riutilizzare gli eventuali avanzi di pane e altro cibo facendo riferimento alle tante ricette sane e gustose di riciclo della gastronomia tradizionale.
  • Acquistare di norma solo il cibo che sarà consumato in breve tempo.
  • Evitare accuratamente di conservare quantità consistenti di riserve alimentari dato che invariabilmente parte del cibo potrà deteriorarsi o arrivare a scadenza d’uso.
  • Mangiare di meno, privilegiando la freschezza e la qualità. Il cibo vero non può costare troppo poco. Quello che si pensa di risparmiare sarà poi pagato con gli interessi per visite mediche e medicine, oltre che per il danno consistente procurato all’ambiente.
  • Selezionare il cibo biologico (certificato o di fatto) e stagionale, il più possibile di produzione locale, anche da parte di piccoli produttori e rivenditori di fiducia, acquistando presso i mercati rionali o per mezzo dei gruppi di acquisto.
  • Evitare il più possibile l’acquisto di prodotti industriali, come merendine, snacks, dolciumi e pietanze già pronte in vaschette, buste e contenitori plastici.
  • Evitare di norma il cibo esotico, che necessita di lunghi viaggi di trasporto da altre parti del mondo.
  • Leggere sempre le etichette alimentari ed evitare quei prodotti processati che riportano un numero elevato di ingredienti.
  • Privilegiare uno stile alimentare senza eccessi di quantità, vegetariano e biologico, di tipo mediterraneo, a base di cereali integrali, legumi, ortaggi, verdure e frutta fresca e secca a guscio.
  • Ridurre drasticamente il consumo di carne, evitando il più possibile quella conservata e salata, privilegiando quella bianca, da animali allevati all’aperto senza l’utilizzo di farmaci (antibiotici, ormoni). I legumi e la frutta secca dovrebbero rappresentare la fonte principale di proteine.
  • Ridurre il consumo di latticini, privilegiando quelli biologici derivanti da piccoli allevamenti.
  • Consumare uova provenienti da allevamenti biologici che garantiscano spazi aperti alle galline (il primo numero stampato per legge su ogni uovo in vendita in Italia deve essere in questo caso “0”).
  • Consumare uno o due volte a settimana preferibilmente il pesce azzurro locale sostenibile (acciughe, sardine, sarde, sgombri, aringhe) e più raramente altri tipi di pesce, limitando l’utilizzo di tonno e pesce spada.
  • Utilizzare l’olio extravergine d’oliva e altri oli vegetali come grasso preferenziale sia per condire che in cottura.

Si tratta di ritornare ad una gastronomia che privilegiando il cibo vero, piacevole e salutare faccia i conti con la sostenibilità alimentare, senza rinunciare al piacere della tavola, ma con la consapevolezza di quanto le nostre scelte influiscano sul mondo in cui viviamo nell’interesse di tutti i viventi del pianeta, della qualità dell’aria, delle acque e del suolo. La biodiversità è una ricchezza che non può essere trascurata. Non si può aspettare che la politica organizzata e le istituzioni nazionali e internazionali prendano atto delle scelte necessarie e agiscano di conseguenza. Non c’è più tempo. Ognuno di noi ha precise responsabilità e deve essere parte del cambiamento.

Feuerbach ci dice che siamo quello che mangiamo. Potremmo aggiungere che anche l’ambiente in cui viviamo è anche, sempre di più, il risultato di quello che mangiamo. Si tratta niente di meno che garantire un futuro anche ai nostri figli e alle generazioni che verranno.

Dobbiamo sempre essere consapevoli e ricordare che le foreste,  i boschi, i campi, i fiumi, il mare e tutto l’ambiente naturale in questa Terra, ereditato a suo tempo dai nostri genitori, lo abbiamo in prestito dai nostri figli.

Armando Sarti, Medico

Giornata Mondiale contro la Desertificazione 2021

Giornata Mondiale contro la Desertificazione 2021

Ricostruiamo meglio con suoli in salute

di Egidio Raimondi

Dal 1994 ogni 17 giugno si celebra la giornata mondiale della desertificazione e della siccità. Istituita dalle Nazioni Unite è strettamente connessa alla giornata dell’ambiente su cui abbiamo scritto il 5 giugno (https://fondazione-est-ovest.it/giornata-mondiale-ambiente-2021/) e quest’anno ruota intorno al tema “Ricostruiamo meglio con suoli in salute”.

Il tema è coerente con il decennio ONU 2021 – 2030 per il ripristino dell’ecosistema e con uno dei 17 goals dell’Agenda 2030, precisamente il n. 15 – vita sulla terra che, testualmente, si propone di “proteggere ripristinare e favorire un uso sostenibile dell’ecosistema terrestre, gestire sostenibilmente le foreste, contrastare la desertificazione, arrestare e far retrocedere il degrado del terreno, e fermare la perdita di diversità biologica

La causa principale della desertificazione e della perdita di terreno fertile e sano, più che la crisi climatica, è l’attività umana, a conferma di quanto sosteniamo da tempo in condivisione con molte altre associazioni che osservano i fenomeni evolutivi della società, dell’economia e dell’ambiente, con cui abbiamo modo di confrontarci costantemente.

L’agricoltura industrializzata, che esaurisce il suolo sfruttandolo fino a renderlo arido,  gli allevamenti intensivi che distruggono foreste per avere i pascoli  necessari a nutrire migliaia di capi (emblematico il caso della foresta amazzonica) e che compattano il suolo alterando il microclima locale, la cattiva gestione delle risorse idriche, con deviazione di corsi d’acqua e alterazione degli equilibri nei reticoli idrici superficiali, l’abbattimento indiscriminato di alberi che trattengono il terreno in siti scoscesi e in ogni caso lo strato superficiale, l’attività edilizia selvaggia che, nonostante molti governi locali abbiano adottato strategia a consumo di suolo zero, continua a “mangiarne” al ritmo di 2 mq al secondo!

Secondo il rapporto ISPRA 2020, sui rilevamenti del 2019 in Italia il consumo di suolo, inteso come occupazione permanente, cresce più della popolazione. A fronte di 420.000 nuovi nati sono stati sigillati 57 km quadrati di suolo, cioè 57 milioni di mq, come se ogni neonato portasse con sè in culla 135 mq di cemento!

Ultima notazione, il consumo di suolo è maggiore nelle aree a maggior rischio idrogeologico e sismico, con la Sicilia maglia nera. Ma esistono anche realtà positive da emulare, come la Valle d’Aosta che nel 2019 ha impermeabilizzato solo 3 ettari di territorio, confermandosi regione italiana più vicina all’obiettivo consumo di suolo zero.

Il tema del suolo come “ultima risorsa” fu affrontato con contributi di altissimo livello scientifico nell’edizione 2012 dei Colloqui di Dobbiaco, a cui partecipai raccogliendo moltissimi stimoli e spunti di riflessione che cerco di riassumere e condividere qui.

Il punto di partenza è la constatazione che “il suolo produce beni e servizi essenziali per la nostra vita” e svolge varie funzioni essenziali:

  • produce biomassa sotto forma di cibo per il genere umano e gli animali,
  • svolge la funzione di filtro, massa di accumulo e ambiente di trasformazione fra atmosfera, falda acquifera e litosfera. Ad esempio filtra l’acqua piovana producendo acqua potabile che poi beviamo,
  • è la più grande riserva genetica del pianeta dato che ospita la maggioranza degli organismi viventi (per numero e massa) tra tutti quelli che popolano la Terra,
  • è la base fisica di tutte le infrastrutture umane: gli edifici in cui viviamo, le strade, gli impianti produttivi….
  • fornisce le materie prime minerali necessarie a realizzare le nostre infrastrutture: argille, sabbie, ghiaie….
  • è portatore di un patrimonio culturale perché custodisce innumerevoli testimonianze archeologiche e paleontologiche, proteggendole dall’erosione e conservando informazioni essenziali sulla storia del territorio e delle generazioni che lo hanno popolato.

Il dato più impressionante che è emerso è che per rigenerare un solo centimetro di suolo (come spessore) occorrono dai tre ai quattro secoli!!! e tremila anni per rigenerarne uno spessore sufficiente ai fini agricoli….

Quindi ogni volta che si libera del suolo, magari demolendo un edificio o un distributore di carburanti, oltre a bonificare il suolo, sappiamo che dovremo aspettare tutti quegli anni perchè ritorni com’era all’origine.

Esistono varie esperienze di rigenerazione di suoli inquinati, ad esempio attraverso l’impiego di piantagioni di canapa, notoriamente in grado di assorbire metalli pesanti, come nel caso di aree nei pressi dell’ILVA di Taranto. Si tratta di azioni che accelerano il processo ma vedremo dai risultati delle sperimentazioni  quali effetti reali si avranno, in termini temporali e di qualità del terreno. Rendere sani i terreni degradati, ad esempio attraverso il fitorisanamento appena accennato, oltre a ripristinare l’equilibrio locale e restituire i terreni all’uso agricolo, produce una serie di vantaggi, anche economici.

“Il ripristino del territorio può contribuire notevolmente alla ripresa economica post-COVID19 – ha dichiarato Ibrahim Thiaw, Segretario esecutivo dell’Convenzione ONU per Combattere la Desertificazione (UNCCD) – Investire nel ripristino della terra crea posti di lavoro e genera benefici economici e potrebbe fornire mezzi di sussistenza in un momento in cui si stanno perdendo centinaia di milioni di posti di lavoro. Le iniziative di ripristino intelligente del territorio sarebbero particolarmente utili per le donne e i giovani, che spesso sono gli ultimi a ricevere aiuti in tempi di crisi. Mentre entriamo nel decennio delle Nazioni Unite per il ripristino dell’ecosistema, abbiamo una reale possibilità di ricostruire meglio dalla pandemia di Covid-19. Se i paesi possono ripristinare i quasi 800 milioni di ettari di terra degradata che si sono impegnati a ripristinare entro il 2030, possiamo salvaguardare l’umanità e il nostro Pianeta dal pericolo incombente“.

Ancora una volta dobbiamo ammettere che la principale causa della desertificazione è l’attività umana e “Non possiamo continuare a concentrarci solo sulla crescita economica a scapito di tutto il resto; la nostra crescita economica dipende dal nostro Pianeta – ha affermato Volkan Bozkir – Dobbiamo trovare un equilibrio tra esigenze economiche, sociali e ambientali”.

E torniamo alla definizione di sostenibilità del Rapporto Brundtland, conosciuto anche come “Our common future”, pubblicato nel 1978!

Il tempo sta correndo veloce e noi siamo ancora troppo indietro, abbiamo fatto pochi passi nella direzione giusta e tanti nella direzione sbagliata. È ora di mettere in campo azioni che possano invertire questa tendenza, senza aspettare i governi e le leggi che emaneranno, ma agendo dal basso. È ora di continuare a parlare ma cominciare a fare!

Ognuno di noi può migliorare la situazione e contribuire ad invertire la rotta, con le proprie azioni e le proprie scelte quotidiane, nella propria vita personale e professionale, facendo parte di una rete planetaria che condivide dei valori e che agisce come una immensa coscienza collettiva, abbattendo tutti i confini, amministrativi, culturali, economici… 

il suolo in cattiva salute non ha confini e compromette il cibo che mangiamo, l’acqua che beviamo e l’aria che respiriamo.

Egidio Raimondi

Il potere dei massaggi

Il potere dei massaggi

Fondazione Est-Ovest dal 26 maggio si prepara a coccolarvi con i migliori professionisti del benessere

Massaggio drenante francese con Agnese Kowalkowska, ogni mercoledì dalle 15 alle 19

Massaggio ayurvedico con Gian Antonio Fabris, tutti i giovedì dalle 14.30 alle 19.30

Massaggio shiatsu con Dania Consorti, ogni venerdì dalle 14 alle 19

Prenota un appuntamento: info@fondazione-est-ovest.it

Massaggio ayurvedico

La tecnica più diffusa nel massaggio ayurvedico è il Sarvabhyanga, massaggio con olio caldo su tutto il corpo, detossificante e rivitalizzante. Dona una meravigliosa esperienza di profondo rilassamento e benessere, alleggerimento per il corpo e antistress per la mente. Gli oli erbalizzati e gli ampi movimenti lo rendono il massaggio più completo e olistico immaginabile. Previene e cura molti squilibri. Ha azione “ringiovanente”.

Il massaggio dura un’ora, inizia con un breve massaggio alla testa seguito dal massaggio su tutto il corpo coperto. Al massaggio segue una doccia calda.

Utile in caso di: Stress, Ansia, Mal di testa, Stanchezza fisica e mentale, Problemi di circolazione, Insonnia, Cellulite, Dolori articolari e muscolari

Cos’è l’Ayurveda?

Ayurveda è un termine sanscrito che indica la Scienza (Veda) della Vita (Ayus); abbraccia i mondi animati e inanimati. In parole semplici si può dire che L’Ayurveda è:

  1. Un insegnamento per vivere pienamente una vita positiva e alleviarne le sofferenze. 
  2. Una dispensatrice di felicità.
  3. Una generosa fonte di tecniche di Ringiovanimento sia fisico che mentale che offre rimedi interni e trattamenti esterni del corpo per la Salute e la Bellezza.

Per la sua visione omnicomprensiva e inclusiva di ogni aspetto, l’Ayurveda si occupa dell’alimentazione, dell’ambiente, delle specifiche tendenze naturali di ogni costituzione, offre indicazioni, cure e splendidi trattamenti esterni come il massaggio ayurvedico.

Massaggio Shiatsu

Lo Shiatsu è un’antica forma di “massaggio” giapponese considerato IL MEZZO DI PREVENZIONE delle malattie. Lavorando su 12 meridiani, si agisce su 365 punti attraverso i quali SCORRE L’ENERGIA, al fine di incrementare il potere di DIFESA del corpo, ELIMINANDO LE CAUSE e non soltanto i disturbi.

Si trattano con successo: disturbi ARTICOLARI, digestivi e gastrointestinali; INSONNIA; ANSIA e depressione; ipertensione, PALPITAZIONI e difficoltà di concentrazione.

Il trattamento si svolge con pressioni dolci, profonde e costanti, con le dita i gomiti o le ginocchia, mediante i quali si ottiene allo stesso tempo diagnosi e trasformazione delle zone interessate, accompagnando il corpo e la mente in uno stato di pace e RELAX.

Massaggio drenante francese

Si tratta di una tecnica dolce adoperata anche sulle donne in gravidanza dopo il 3 mese. Contrasta le forme di inestetismi e stati venoso_linfatiche o edemi e fragilità capillari, Si ricevono ottimi risultati e sollievo sulle gambe gonfie e stanche. Ottimo come ausilio della cellulite molle ed ematosa. Indispensabile nei trattamenti pre e post operatori di chirurgia estetica.

Massaggio connettivale

Un trattamento profondo e in alcuni casi doloroso soprattutto nelle prime sedute, ma che può apporta numerosi benefici: azione rilassante sulla muscolatura,, contrasta la rigidità, tensioni e contratture; aumenta e favorisce la mobilità; dolori cronici, lombari, problematiche dovute alla postura scorretta; efficace nei sintomi derivati da disturbi del tessuto connettivo; utilizzato come massaggio nel ambito della riabilitazione da traumi sportivo o altri infortuni utilizzando vari tipi di manovre; combattere la cellulite in stato avanzato, stimolando i tessuti infiammati, elimina liquidi in eccesso e la cellulite.

Evento alla Scuola di Scienze Aziendali e Tecnologie Industriali

Evento alla Scuola di Scienze Aziendali e Tecnologie Industriali

La Fondazione Est-Ovest è stata  invitata della Scuola di Scienze Aziendali e Tecnologie Industriali Piero Baldesi di Firenze per raccontare ai ragazzi delle tre specializzazioni (ramo marketing, amministrazione e  produzione) cosa vuol dire sostenibilità, come avere delle prospettive di lavoro che siano a favore dell’ambiente e avere uno stile di vita sostenibile.

I ragazzi hanno mostrato interesse e entusiasmo, questo ci fa sperare perché:  

Sono loro il futuro e abbiamo bisogno della loro energia per creare un mondo migliore! 

La spirale quantica: porte dell’infinito armonia vitale e bellezza

La spirale quantica: porte dell’infinito armonia vitale e bellezza

Evento Fondazione Est-Ovest 15 e 16 Maggio

Il giorno sabato 15 maggio dalle 10 alle 20 e domenica 16 maggio  dalle 10 alle 19, presso la Fondazione Est-Ovest, si svolgerà un’attività di presentazione della spirale quantica che sarà possibile provare. Sarà inoltre possibile, per chi lo desiderasse, sperimentare una vera sessione, in tal caso è richiesta una prenotazione (robertacapanni.press@gmail.com).

Per la prova è richiesta la tessera della Fondazione, che può essere fatta in qualsiasi momento, anche in sede prima dell’evento e permette di partecipare a questa ed a tutti gli eventi svolti presso la Fondazione. 

All’evento saranno presenti sia il costruttore, ossia l’ingegnere Giuseppe Guidi, che l’operatrice Claudia Maria Ricci. Saranno inoltre invitati giornalisti e politici fiorentini e regionali. 

Cos'è la spirale quantica ?

La spirale quantica è un metodo innovativo che riunisce la fisica quantistica, la naturopatia e le equazioni differenziali, con la medicina tradizionale cinese e la kinesilogia applicata al DNA. 

Fa parte dei Dispositivi a codice Evoluto, ovvero sistemi evoluti di armonizzazione dell’energia umana oltre che di luoghi, piante, animali, eventi.

E’ oggetto di lunghi studi che ne hanno dimostrato ampiamente gli effetti benefici. In particolar modo è stato osservato che la spirale quantica mantiene alti i parametri vitali ed armonizza le funzioni vitali. Dunque porta avanti il principio mens sana in corpore sano. 

I dispositivi che costituiscono la spirale quantica sono Daphne – 3354 e Xantha – 46489. 

Daphne – 3354 è un grande dispositivo a forma di spirale al cui interno l’individuo può camminare. 

È stata progettata per risuonare con l’energia di ogni persona. All’interno della spirale l’individuo può permanere a lungo, in punti particolari stabiliti da lui  stesso o suggeriti da operatori qualificati. Con Daphne – 3354 sono possibili armonizzazioni di gruppo, di famiglie, di coppie, rendendola uno strumento assai flessibile nelle mani di un operatore esperto.

Xantha – 46489 è un dispositivo a codice evoluto collegata in fase di progetto con  Daphne – 3354, pur lavorando con altri parametri. Infatti sfrutta un sistema di spirali completamente differente che la rendono “potente” anche in piccole dimensioni, offrendo così la possibilità di un dispositivo personale e di minimo ingombro.  È quindi adatta a essere usata quotidianamente il raggio di azione copre bene una normale abitazione. Inoltre Xantha – 46489 permette di armonizzare anche i cibi, prodotti omeopatici, fitoterapici, oli essenziali, quarzi, o quanto altro la mente umana possa concepire.

La pandemia in molti individui ha aumentato lo stress negativo o distress che si presenta al momento in cui si crea una situazione di squilibrio tra pressioni o richieste ambientali e le risorse dell’individuo.  Quando lo stimolo esterno viene percepito come negativo e la risposta emotiva e fisiologica è altrettanto negativa, l’individuo può perdere la sua vitalità. Infatti, quando la propria fisiologia è sottoposta a sollecitazioni alle quali non sa fare fronte, possono ingenerarsi situazioni di infiammazione generale, con destabilizzazione progressiva di organi, distretti e apparati. 

Il primo effetto dei Dispositivi a Codice Evoluto, è quello di rilassare psichicamente la persona, eliminando quasi immediatamente lo stato di psichismo reattivo che viene chiamato ansia, preoccupazione e altro. L’effetto di benessere percepito è dovuto al campo “armonico” (ovvero recante Leggi Armoniche) emesso dai due dispositivi progettati per emettere campi eubiotici dettati dalle leggi impresse in Natura e non secondo il raziocinio umano. 

Il campo informativo dei Dispositivi a Codice Evoluto (DCE®), agisce immediatamente sulla fisiologia armonizzando ogni apparato e ogni organo. I dispositivi, ovviamente,  possono essere associati a metodi tradizionali di riduzione dello stress come yoga, meditazioni varie, pet teraphy, terme, massaggi olistici , ecc.

Tutti i trattamenti fino ad oggi eseguiti hanno evidenziato un miglioramento del benessere generale, una mente più tranquilla e centrata, riduzione di dolori di ogni tipo, aumento delle prestazioni della persona e conseguente miglior rendimento sociale.

La forte riduzione dello stress indotta, porta nel tempo, ad effetti di “ringiovanimento” in tutti i sensi, dall’aspetto fisico ai pensieri, dalla salute generale all’affermazione sociale.  

 

Glutine: il nuovo Nemico Pubblico?

Glutine: il nuovo Nemico Pubblico?

di Giuseppe Li Rosi

“Sappiamo benissimo che la nostra civiltà è stata attivata dall’interruttore del glutine, come quella orientale con il riso e quella americana con il mais. Oggi scatta un alert: il glutine è tossico!

La celiachia è salita al 2,5% di presenza nella nostra popolazione, per risolverla è stata addirittura creata una nuova industria, quella del gluten free, ma che è diventato anche una moda, portando l’abbandono del glutine anche da parte di chi non soffre di questi problemi, e anche un metodo per dimagrire, una dieta. 

Qualcuno presuppone che questa celiachia sia stata causata da un errore evolutivo. Abbiamo forse sbagliato a cibarci del glutine? A cibarci del grano? No, la malattia, specialmente in questi ultimi decenni, è aumentata troppo velocemente per considerarla una mutazione genetica, devono essere altri i fattori che hanno causato questo aumento, come ad esempio i fattori ambientali.

 Alla celiachia dobbiamo poi aggiungere la sensibilità al glutine, che dal 2012 al 2015 è aumentata del 250%. Potrebbe allora essere cambiato qualcosa nel glutine? Dovremmo andare a capire cosa è stato fatto con la rivoluzione verde, che cosa ha provocato nella nostra alimentazione. Vero è che l’indice di glutine, un parametro per misurare la tenacità del glutine, è salito. O come la forza (W) che da 60 è andata a finire a 320, facilitando le operazioni di panificazione per i prodotti da forno.

Forse mangiamo più glutine? Nemmeno, perché all’inizio del 900 quotidianamente un uomo mangiava circa un chilo di pane, mentre oggi ne mangia 150 grammi, quindi la causa non è un maggior consumo di glutine. Può essere la lievitazione? I tempi di lievitazione si sono abbassati, da passando da addirittura 2 giorni per alcuni prodotti, a solamente 2 ore.

Dobbiamo anche sapere che il glutine lo ritroviamo ovunque, siamo diventati consumatori di glutine a nostra insaputa.

Il glutine viene aggiunto a molti alimenti in cui si presuppone non ci sia, dalle confetture alle bevande, diventando un additivo. Per il celiaco l’alimentazione è diventata una specie di campo minato.

Una cosa ancora più allarmante, però, è la presenta del glifosato, usato come diseccante nei paesi che non sono vocati alla produzione di cereali, paesi molti freddi, e che oggi sono diventati i più grossi produttori di frumento al mondo. Il documentario, ad esempio, fa vedere come il glifosato sia stato trovato nelle urine del 99.6% di individui della popolazione tedesca. Quindi l’orzo viene diseccato col glifosato.

Un’altra domanda che ci poniamo è chi garantisce la sicurezza mondiale in ambito alimentare? In mano di chi siamo? In mano di chi è il cibo che dovrebbe essere l’energia per ogni terrestre per continuare ad abitare su questo pianeta?

Per trovare risposta a queste e altre domande vi consigliamo di vedere il documentario. 

Buona visione

Giuseppe Li Rosi, socio fondatore

Ristorazione biologica: dalla materia prima alla tavola apparecchiata

RISTORAZIONE BIOLOGICA
dalla materia prima alla tavola apparecchiata

Fondazione Est-Ovest ha avuto il piacere di ospitare un corso di ristorazione biologica, volto alla sensibilizzazione ed al rispetto del nostro pianeta in un contesto di ristorazione organizzata. 

Come? Scegliendo materie prime a km 0 gustando i prodotti biologici e biodinamici della nostra terra, riducendo l’impatto ambientale, scegliendo vegetali di stagione e preferendo questi ai prodotti animali, il tutto in una fase armonica.  

Lo scopo è quello di rispettare l’equilibrio fra ambiente/natura, animali e persone.

Il corso è stato articolato in 12 lezioni, che hanno trattato temi quali la relazione tra cibo e salute, allevamento ed agricoltura intensiva, aromi e spezie come alleati del nostro organismo, l’ambiente indoor, accogliere e soddisfare il cliente, e si è concluso con alcune prove pratiche di cucina vegetale.