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Crisi climatica: non abbiamo più tempo?

Crisi climatica
Parliamone

con Egidio Raimondi

Il 24 settembre, in occasione dello sciopero per il cambiamento climatico, abbiamo intervistato il bioarchitetto Egidio Raimondi, socio della Fondazione Est-Ovest. 

Cosa si intende per crisi climatica? Perché è pericolosa? Cosa possiamo fare per contrastare il cambiamento climatico? 

Insieme abbiamo risposto a questa e ad altre domande sull’attuale situazione del pianeta. 

Dobbiamo diventare consapevoli che ognuno di noi può fare qualcosa, dalla scelta di quello che mangia ai mezzi con cui si muove. Ogni nostra azione ha un impatto sul pianeta.

Buona visione

Egidio Raimondi Bioarchitetto

Presentazione corso di Tai Chi Chuan e Chi Kung

Presentazione corso di Tai Chi Chuan e Chi Kung

Domenica 17 Ottobre dalle 17.30 alle 19.30, si terrà presso la sede della Fondazione Est Ovest la conferenza – presentazione del corso di Tai Chi Chuan e Chi Kung da parte del Maestro Leonardo Castelli (Esponente di sesta generazione della famiglia Yang, Caposcuola ITCCA, Discepolo del Gran Maestro Chu) e della dott.ssa Serena Bellandi che parlerà degli aspetti scientifici del Tai Chi Chuan.

La presentazione sarà seguita da una piccola prova pratica. Per partecipare è necessario essere in possesso del green pass, ed è consigliabile venire vestiti con un abbigliamento comodo e possibilmente con scarpette da ginnastica leggere.

Per prenotarsi contattare: info@fondazione-est-ovest.it o https://www.itccacentro.it/

Per le persone interessate si terrà una lezione di prova gratuita la settimana successiva.

Il corso di svolgerà martedì mattina e/o pomeriggio in base alle richieste, la durata delle lezioni varierà in base al numero di partecipanti.

Vi aspettiamo al Salone Internazionale del Biologico e del Naturale

Vi aspettiamo al Salone Internazionale del Biologico e del Naturale

Fondazione Est-Ovest avrà il piacere di partecipare al Salone Internazionale del Biologico e del Naturale, il Sana di Bologna. I nostri soci Ferruccio Balducci, Armando Sarti ed Egidio Raimondi presenzieranno dei convegni presso il PAD. 37 – STAND F46, nei giorni 10, 11 e 12 settembre. 

Clicca qui per acquistare i biglietti: http://www.sana.it/visita/informazioni-generali/1245.html 

Sarà possibile assistere alle conferenze anche online, in quanto verranno trasmesse in live streaming sul profilo facebook di Free From Hub (https://www.facebook.com/freefromhubexpo/) e ricondivise in seguito sulle nostre pagine social. 

DOTT. FERRUCCIO BALDUCCI – VENERDI’ 10 SETTEMBRE, ORE 14.00

Come il Sistema Immunitario blocca i virus? Emozioni, Alimentazione e Piante per sostenerlo

In questo momento storico, è molto importante approfondire la conoscenza delle nostre difese naturali e capire in che modo sostenerle con un atteggiamento corretto nella vita quotidiana: gestione delle emozioni, alimentazione naturale ed estratti di piante possono coadiuvare questo nostro fondamentale sistema, che permette di adattarci ai cambiamenti di tutti i giorni. Il Dott. Ferruccio Balducci, farmacista specializzato in fitoterapia, ci racconta l’utilità di questi preziosi alleati del nostro sistema immunitario.

DOTT. ARMANDO SARTI – SABATO 11 SETTEMBRE, ORE 14.00

Alimentazione e Sport: Quando è un connubio vincente?

Il benessere dell’organismo dipende da numerosi fattori: alimentazione e attività fisica sono indubbiamente i più importanti e cruciali. Tuttavia, il loro connubio è davvero vincente solo se sussistono determinati equilibri tra i due. Quando possiamo dire che l’alimentazione è davvero alleata della performance sportiva? Quando possiamo riconoscere una vera efficacia psico-fisica dell’attività sportiva, in correlazione con ciò che mangiamo? Qual è il corretto apporto proteico che consente di svolgere senza sovraccarico l’allenamento? Ce ne parla il Dott. Armando Sarti, medico, specialista in cardiologia, pediatria, anestesia e rianimazione. Autore di libri e di pubblicazioni in riviste scientifiche, è attivo nella divulgazione dei corretti stili di vita e delle buone pratiche per essere sani.

DOTT. EGIDIO RAIMONDI – DOMENICA 12 SETTEMBRE, ORE 10.00

Non siamo dinosauri! Spunti per una conversione ecologica di massa

“Save the planet”, “Non c’è un pianeta B” sono frasi sempre più diffuse, ma che distolgono il focus dalla vera questione ecologica: ad essere a rischio non è la Terra, ma il genere umano! Le grandi glaciazioni provocarono l’estinzione dei dinosauri, ma il pianeta è ancora qui, grazie alla propria capacità di autoripararsi e autorigenerarsi. Allora, la causa di tutto fu un meteorite; oggi la causa siamo noi. Ciascuno può fare la sua parte per combattere l’auto-estinzione, a seconda del ruolo che gioca nella società globale: da semplice cittadino, a player economico, a decisore politico e amministratore. Come attivare processi virtuosi e azioni condivise realmente efficaci nell’ottica di una conversione ecologica? Il Dott. Egidio Raimondi, bioarchitetto, ci offre interessanti spunti e stimoli alla riflessione.

Il lato oscuro della moda

Il lato oscuro della moda

di Giulia Bocca

Il sistema della moda ha prodotto danni incalcolabili in termini di sfruttamento delle risorse ed inquinamento ambientale al punto da essere indicata come una delle industrie più inquinanti al mondo, seconda solo all’industria petrolifera. Il motivo è da ricercarsi nella scelta di materiali e processi produttivi non sostenibili, che vengono adottati da queste aziende nell’ottica di massimizzare il profitto a discapito di tutto.

L'inquinamento industria della moda: l'impatto ambientale

L’inquinamento dell’industria della moda è legato principalmente ai materiali utilizzati che molto spesso sono costituiti da fibre sintetiche. In particolar modo da poliestere, che tra le altre cause, si rende responsabile ogni anno del rilascio di 700 milioni di tonnellate di CO2 e mezzo milione di tonnellate di microplastiche negli oceani, causando un danno enorme all’ecosistema. (Leggi anche: Un Mare di Guai)

Il ciclo di vita dei prodotti realizzati con questi materiali è molto breve a causa della loro scarsa qualità. I capi infatti non possono essere riciclati o riutilizzati, e vengono smaltiti causando il rilascio di numerose sostanze tossiche nell’ambiente (metalli pesanti, gas acidi e  dioxine). 

inquinamento industria moda

L'inquinamento industria della moda: l'impatto sociale

La volontà di risparmiare ad ogni costo non si arresta alla selezione dei materiali, ma coinvolge anche i processi produttivi, in modo particolare la manodopera. Le produzioni vengono collocate in paesi poveri e sottosviluppati, nei quali è possibile far lavorare i dipendenti in condizioni pessime. Essi sono costretti a lavorare in edifici pericolanti con condizioni igenico-sanitarie nocive, esposti costantemente a sostanze tossiche dannose che provocano in coloro che vi si espongono gravi malattie. Sono inoltre sottoposti ad orari di lavoro insostenibili che vengono compensati con salari bassissimi (a Dahka lo stipendio medio è di 10$ al mese). 

Ogni richiesta che gli operai fanno per migliorare la loro condizione di lavoro viene respinta immediatamente, ed ogni protesta violentemente soppressa. Queste persone non hanno nessuna scelta, nessuna voce. Lo ha dimostrato la tragedia avvenuta in Bangladesh nel 2013, in cui un edificio di otto piani, il Rana Plaza è crollato causando la morte di 1129 persone. Dalle indagini è emerso che i lavoratori avevano segnalato più volte la pericolosità dell’edificio, ma erano sempre stati ignorati dai dirigenti. 

Appare dunque evidente che aspettarsi un cambiamento da parte delle aziende di moda è impensabile. Per contrastare questa situazione devono essere i consumatori ad intervenire esigendo dalle aziende più trasparenza. 

Non possiamo più far finta di niente, non sapere non è una scusa, continuare ad acquistare in modo inconsapevole ci rende colpevoli quanto queste imprese del danno arrecato alle persone ed al pianeta.

Fonti

  • Fossil fashion: “The hidden reliance of fast fashion on fossil fuels”
  • Morgan, A., Ross, M., Siegle, L., McCartney, S., Firth, L., Shiva, V., Blickenstaff, D., Life Is My Movie Entertainment (Firm), (2015). The true cost.

Fare impresa sostenibile

Fare impresa sostenibile

Intervista con l'imprenditore Fernando Favilli

Oggi parleremo di impresa sostenibile con Fernando Favilli, presidente di Probios Spa. 

Cos’è Probios? Può essere definita un’impresa sostenibile?

Probios è un’azienda nata nel 1978 per diffondere l’alimentazione biologica e soprattutto per far capire l’importanza della qualità cibo nella nostra vita quotidiana. E’ sicuramente un ottimo esempio di impresa sostenibile.

Cosa significa impresa sostenibile? Ed in che modo Probios lo è?

L’impresa sostenibile è quella che mette attenzione alla tutela dei propri lavoratori, salvaguarda  l’ambiente che la circonda, rispetta i fornitori pagando il giusto prezzo e non speculando sui loro servizi.

Fin dall’inizio della mia storia in Probios gli obiettivi sono stati di creare qualcosa che contribuisse a migliorare a 360° tutto quello che ci circonda. Lasciare qualcosa meglio di come l’abbiamo trovato.

Per me Probios deve essere come una grande famiglia dove tutti dobbiamo sostenerci l’uno con l’altro, lavorare in armonia, possibilmente con il sorriso visto le tante ore che passiamo al lavoro.

Lavoriamo in un ambiente confortevole con i giusti spazi, una mensa assistita biologica ed una grande area relax a disposizione di tutti per attività o passatempo.

Selezioniamo i fornitori non in base all’interesse, anche se essendo un azienda anche quello dobbiamo tutelare, ma principalmente a come lavorano ed all’affinità che hanno rispetto ai nostri valori.

Le materie prime devono essere italiane, dove possibile, non comprare in paesi lontani per risparmiare sul costo ed inquinare il doppio un esempio su tutti.

Al giorno d’oggi quanto è difficile per un’impresa essere sostenibile? 

Certamente è difficile fare impresa sostenibile, ti devi scontrare con una concorrenza speculativa che rischia di farti fuori con i prezzi inferiori o con politiche più spregiudicate. Devi scontrarti con falsi annunci o poco chiari che si spacciano per il massimo dell’etica o del rispetto e dopo vai a vedere fra le righe e scopri bassezze intollerabili.

Quale consiglio daresti ai consumatori? 

Il mio consiglio  per tutti i consumatori è di non fermarsi all’apparenza ma vedere chi c’è dietro ad un’azienda, ad un produttore ad un marchio. Vedere come veramente si muovono, agiscono e se quello che decantano risponde a realtà e consapevolmente scegliere. Questo in tutti i settori.

Ho visto l’esempio di una polpa di frutta coltivata in Sud America, confezionata in india e venduta in Italia….. ma siamo pazzi…. Si coltiva benissimo in Maremma , si trasforma in Toscana e lì la vendiamo…. Semplice!

Abbiamo il potere della libera scelta, almeno negli acquisti, non ci facciamo abbindolare da slogan o falsi miti, facciamo una scelta consapevole e rispettosa.

I consumatori premiano sempre più questo e in Probios siamo sicuri di avere un seguito fedele proprio per la nostra coerenza e questo è il più bel premio che possiamo ricevere.

Plastic free? Quanta e quale plastica per un futuro sostenibile?

Plastic free?
II parte

Quanta e quale plastica per un futuro sostenibile?

di Egidio Raimondi

Una settimana fa abbiamo pubblicato alcune riflessioni sull’invasione delle materie plastiche che, abbinate alle logiche dell’usa e getta, stanno diventando un grande problema per la sopravvivenza degli ecosistemi sul pianeta.

Dal breve e sintetico excursus storico che sulle materie plastiche nel mondo, dai primi brevetti alle produzioni industriali, fino a giungere ai giorni nostri, emerge chiarissima la necessità di ridurre le quantità prodotte, diffuse, utilizzate ed eliminate come rifiuto.

Con altrettanta evidenza è emersa la constatazione che immaginare un mondo senza plastica è pura utopia.

E allora la riflessione si sposta, oltre che sul piano quantitativo, su quello qualitativo. Quello della ricerca  scientifica e della sperimentazione industriale, che porti sul mercato materiali performanti, accessibili e sostenibili.

Sin dal 1990 esiste sul mercato il Mater-Bi, una bioplastica biodegradabile e compostabile brevettata dalla Novamont, del gruppo Montedison, ormai largamente diffuso sotto forma di imballaggi, giocattoli, posate monouso e in sostituzione del polietilene nei sacchetti per la spesa.

Ricavato dall’amido di mais è la prima bioplastica a larghissima diffusione entrata ormai nell’uso comune e quotidiano. 

Quella delle plastiche bio-based è una delle strade già tracciate e da percorrere per avere a disposizione materiali che possano rientrare nel ciclo naturale, a fine vita, attraverso processi di compostaggio resi possibili dalla loro biodegradabilità.

Oltre al Mater-Bi esistono molte esperienze che hanno portato sul mercato “plastiche” di origine naturale estratte dalla barbabietola, dalla soia, dalla canna da zucchero… per gli impieghi più disparati, dagli oggetti di design, agli imballaggi, all’arredo urbano.

Un filone di ricerca parallelo e affine è quello che studia la possibilità di ricavare materiali dal recupero degli scarti agroalimentari, prodotti dall’industria di trasformazione ma anche dall’agricoltura stessa. Nascono così la cosiddetta “pelle vegana” ricavata dalle bucce di mela, polimeri con fibre di carciofo in matrice bio-based, materiali ricavati dalle bucce di pomodoro, dalle vinacce, dai funghi, dalla paglia, dalla lolla di riso…

Altra strada da continuare a percorrere ed esplorare è quella delle plastiche riciclate che, danno una vita nuova ai polimeri giunti a fine ciclo di vita utile, trasformando il rifiuto in nuova risorsa, in materia seconda per la realizzazione di prodotti che hanno caratteristiche inferiori di quelli da “vita precedente”.

Il riciclo della plastica è attività consolidata da decenni, al punto che esiste un consorzio, il Corepla nato nel 1997 e subentrato al cessato Replastic, che si occupa della raccolta, riciclo e recupero degli imballaggi in plastica. Tra le attività del consorzio molte sono rivolte alla riduzione della plastica alla fonte, per una produzione che segua i principi dell’eco-design e la valutazione del ciclo di vita (LCA).

Concludo queste brevi note ricordando ancora una volta che ciascuno di noi può contribuire allo sviluppo delle strategie virtuose descritte, con i gesti e le scelte quotidiane.

I due momenti più importanti sono la scelta consapevole in fase di acquisto di un prodotto e la corretta raccolta differenziata in fase di smaltimento a fine vita.

Ancora una volta, nei piccoli gesti si nascondono i grandi progressi nel miglioramento dello stato di salute del pianeta a degli esseri viventi che lo abitano.

Egidio Raimondi

Plastic free?

Plastic free?

La posa “plastica” del governo italiano

di Egidio Raimondi

Il 3 luglio scorso in tutti gli stati UE è entrata in vigore la Direttiva “single use plastic”, che pone forti e decisi limiti alla produzione, diffusione e impiego della plastica monouso.
Innanzitutto occorre fare chiarezza, in un’epoca in cui lo slogan facile rischia di generare confusione e disorientamento. Plastic-free è un’utopia. Un mondo senza plastica è inconcepibile… basta guardarsi intorno, dall’arredo di casa, agli strumenti informatici che maneggiamo, alle auto e altri mezzi di trasporto con cui ci muoviamo, ai dispositivi medici con cui ci curiamo… siamo circondati da materie plastiche o meglio polimeri plastici, nella stragrande maggioranza dei casi impossibili da sostituire con altri materiali.
La plastica, da quando è stata “inventata” ha seguito ed è stata artefice dello sviluppo delle società avanzate, grazie alle caratteristiche straordinarie come la resistenza agli urti, la leggerezza, l’economicità, la duttilità, la resistenza agli agenti aggressivi, la possibilità di assumere qualsiasi forma (la plasticità appunto)…

L’errore è stato quello di rendere usa e getta un materiale nato per essere durevole. Il vero problema è la plastica monouso, quella usa e getta. Il PET (PoliEtilenTereftalato) delle bottigliette d’acqua minerale e delle varie bibite, i piatti i bicchieri e le stoviglie usa e getta, gli imballaggi in cellophane per alimenti e i termoretraibili usati nelle spedizioni…

Siamo arrivati ad avere enormi quantità di rifiuti di materiale plastico che, se inceneriti producono diossina e altre emissioni potenzialmente dannose per la salute umana e degli altri esseri viventi dell’ecosistema. Spesso le plastiche vengono disperse nell’ambiente, anche in forme “sminuzzate”, che vanno a formare le cosiddette microplastiche che poi finiscono nei mari e nei pesci che poi finiscono sulla nostra tavola.

La situazione è così grave che gli esperti hanno stimato che ognuno di noi ingerisce microplastiche in quantità pari al peso di una carta di credito a settimana. Aggiungo che altri ricercatori stimano che nel 2050, se continuerà il trend in atto, nei mari ci sarà più plastica che pesce! E pensare che una delle prime versioni della plastica fu la celluloide, con cui si realizzarono tanti manufatti sostituendo l’avorio e quindi salvando la vita a molti elefanti!

Con questo primo breve articolo ci ripromettiamo di ripercorrere le tappe dell’evoluzione della plastica, dalla materie naturali ai derivati del petrolio e alla chimica di sintesi, fino alle ultime ricerche sui biopolimeri, per distinguere in maniera netta i benefici dai problemi i termini di impatto di questo straordinario e ormai controverso materiale. 

La cosa che qui ci preme sottolineare però, visto che si tratta di notizia recente, è che l’Italia e la Polonia sono stati gli unici tra tutti i paesi membri dell’UE a rimandare il recepimento della Direttiva europea.

La cosa stride ancor di più se si considera che il countdown dell’orologio climatico recentemente installato sulla facciata del Ministero della Transizione Ecologica, indica i 6 anni e 6 mesi il raggiungimento del punto di non ritorno, cioè il tempo utile per adottare misure di contrasto e adattamento ai cambiamenti climatici in atto.

Un enorme display visibile su un’arteria di scorrimento veloce coma la via Cristoforo Colombo a Roma che non è coerente con le decisioni prese negli uffici del Ministero. Una realtà che si adatta “plasticamente” a necessità e interessi di pochi e di brevissimo periodo, dimenticando l’orizzonte globale e il bene comune!

Egidio Raimondi

Gastronomia sostenibile

Gastronomia Sostenibile

di Armando Sarti

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 21 dicembre 2016 (risoluzione A/RES/71/246) ha proclamato il 18 Giugno di ogni anno “La Giornata Mondiale della Gastronomia Sostenibile”.  La gastronomia rappresenta il complesso delle conoscenze, delle regole, della pratica e delle usanze relative alla preparazione dei cibi, in una parola la cultura e l’arte della cucina. La gastronomia ha un ruolo essenziale non solo nella preparazione del cibo, ma anche nell’orientamento della produzione, l’utilizzo e il possibile spreco delle derrate alimentari.

La gastronomia vera non va certo intesa solo come quel mondo patinato abitato da chef miliardari o come quella dei tanti concorsi televisivi per cuochi veri o presunti, costantemente offerti in televisione, capaci solo di spettacolizzare le aspettative, i successi e i fallimenti dei vari aspiranti.

Il mondo dell’alimentazione è sempre stato ed è sempre di più un tema che, al di là degli effetti fondamentali sulla salute, rappresenta un elemento assai rilevante della cultura, dell’economia e della sostenibilità dell’ambiente in cui viviamo.

La giornata della “gastronomia sostenibile” pone l’accento proprio sull’uso delle risorse e su tutti quegli aspetti della produzione, scelta, preparazione e offerta del cibo che hanno ripercussioni rilevanti di sostenibilità riguardo l’inquinamento dell’aria, delle acque e del suolo e il cambiamento climatico in atto.

Questo impegno per la sostenibilità implica una completa revisione e un cambio di rotta della strategia alimentare mondiale da tempo dominata dalle logiche di profitto delle multinazionali del cibo industriale a scapito del benessere dell’umanità e del pianeta intero. Questa scellerata azione di sfruttamento delle risorse alimentari ha portato ad una vera e propria predazione e devastazione dell’ambiente per produrre sempre di più a basso costo cibo scadente e tossico che non mina solo la salute umana, ma riduce gli spazi verdi vitali e rigenerativi con conseguenze catastrofiche sulla modificazione del clima in tutto il mondo.

Per fortuna tante persone in tutto il mondo sono stanche di sottostare a questa dittatura alimentare che fa ammalare gli umani e rovina l’ambiente. A causa della martellante attività di marketing e pubblicità ad ogni livello, però, la maggior parte degli abitanti del pianeta è condizionata e forzata a ricorrere al cibo spazzatura, ampiamente esposto nei supermercati, che è alla base delle malattie croniche del XXI° secolo e crea dipendenza e assuefazione.

Questa realtà compromette sempre di più la produzione tradizionale, varia e stagionale del cibo sano, a scapito di tanti produttori locali che non riescono a reggere la concorrenza sleale del cibo industriale. Le conseguenze sono molto pesanti anche in termini di biodiversità, dato che ormai le multinazionali agro-alimentari producono su larga scala un numero assai limitato di coltivazioni, spesso geneticamente modificate, soprattutto mais e soia, utilizzate soprattutto per l’allevamento animale forzato e intensivo, ricorrendo necessariamente a costanti concimazioni chimiche, trattamenti antiparassitari e conservanti di ogni tipo che rendono il suolo sempre meno fertile e il cibo sempre più tossico.

Mangiare è sempre più un atto politico e può influire sull’intero sistema produttivo ed economico a livello globale

Si tratta di scegliere bene cosa mettere o non mettere in bocca e questa scelta è alla portata di ognuno di noi, anche se non in tutti i paesi del mondo. E’ un potere, quello della bocca, che almeno nei paesi cosiddetti sviluppati, ogni individuo può esercitare con consapevolezza e attenzione e può rivelarsi cruciale per attuare il cambiamento, se attuato da un numero crescente di persone.

E’ evidente che la giornata della gastronomia sostenibile indetta dalle Nazioni Unite chiama in causa con forza le istituzioni e vuole sensibilizzare gli enti, di ogni tipo e ad ogni livello, per favorire la produzione, la preparazione e il consumo di cibo vero, gustoso e salutare per gli umani e per il mondo intero. Sono indispensabili campagne informative di educazione e consapevolezza alimentare da parte dei sistemi sanitari nazionali e locali, delle scuole di ogni grado e degli enti senza fini di lucro di promozione della salute e di sostenibilità dell’ambiente. Ma è necessario che anche ognuno di noi faccia la propria parte. Nessuno può ritenersi non interessato, anche perché la salute individuale e quella generale del pianeta sono sempre più interconnesse e interdipendenti.

Alcune azioni concrete per la sostenibilità alimentare possono risultare molto efficaci se messe in atto da tanta gente. Sono azioni che peraltro risultano del tutto favorevoli per la salute.

Ad esempio:

  • Evitare accuratamente ogni spreco di cibo e acqua, anche riutilizzando l’acqua di cottura dei vegetali.
  • Acquistare il più possibile cibo fresco sfuso, evitando le vaschette, la plastica e gli imballaggi, in primo luogo quelli non riciclabili nell’organico.
  • Evitare l’uso di piatti, bicchieri e stoviglie di plastica e utilizzare con parsimonia energia pulita, preferibilmente elettrica, per cuocere il cibo.
  • Lavare le stoviglie con il minimo necessario di sapone biodegradabile.
  • Non versare negli scarichi gli oli di frittura non riutilizzabili, ma fare riferimento allo smaltimento regolato dalle aziende incaricate secondo le normative locali.
  • Smaltire i rifiuti alimentari e ogni tipo di imballaggio secondo le norme stabilite dagli enti locali, seguendo le direttive in modo attento e scrupoloso.
  • Riutilizzare gli eventuali avanzi di pane e altro cibo facendo riferimento alle tante ricette sane e gustose di riciclo della gastronomia tradizionale.
  • Acquistare di norma solo il cibo che sarà consumato in breve tempo.
  • Evitare accuratamente di conservare quantità consistenti di riserve alimentari dato che invariabilmente parte del cibo potrà deteriorarsi o arrivare a scadenza d’uso.
  • Mangiare di meno, privilegiando la freschezza e la qualità. Il cibo vero non può costare troppo poco. Quello che si pensa di risparmiare sarà poi pagato con gli interessi per visite mediche e medicine, oltre che per il danno consistente procurato all’ambiente.
  • Selezionare il cibo biologico (certificato o di fatto) e stagionale, il più possibile di produzione locale, anche da parte di piccoli produttori e rivenditori di fiducia, acquistando presso i mercati rionali o per mezzo dei gruppi di acquisto.
  • Evitare il più possibile l’acquisto di prodotti industriali, come merendine, snacks, dolciumi e pietanze già pronte in vaschette, buste e contenitori plastici.
  • Evitare di norma il cibo esotico, che necessita di lunghi viaggi di trasporto da altre parti del mondo.
  • Leggere sempre le etichette alimentari ed evitare quei prodotti processati che riportano un numero elevato di ingredienti.
  • Privilegiare uno stile alimentare senza eccessi di quantità, vegetariano e biologico, di tipo mediterraneo, a base di cereali integrali, legumi, ortaggi, verdure e frutta fresca e secca a guscio.
  • Ridurre drasticamente il consumo di carne, evitando il più possibile quella conservata e salata, privilegiando quella bianca, da animali allevati all’aperto senza l’utilizzo di farmaci (antibiotici, ormoni). I legumi e la frutta secca dovrebbero rappresentare la fonte principale di proteine.
  • Ridurre il consumo di latticini, privilegiando quelli biologici derivanti da piccoli allevamenti.
  • Consumare uova provenienti da allevamenti biologici che garantiscano spazi aperti alle galline (il primo numero stampato per legge su ogni uovo in vendita in Italia deve essere in questo caso “0”).
  • Consumare uno o due volte a settimana preferibilmente il pesce azzurro locale sostenibile (acciughe, sardine, sarde, sgombri, aringhe) e più raramente altri tipi di pesce, limitando l’utilizzo di tonno e pesce spada.
  • Utilizzare l’olio extravergine d’oliva e altri oli vegetali come grasso preferenziale sia per condire che in cottura.

Si tratta di ritornare ad una gastronomia che privilegiando il cibo vero, piacevole e salutare faccia i conti con la sostenibilità alimentare, senza rinunciare al piacere della tavola, ma con la consapevolezza di quanto le nostre scelte influiscano sul mondo in cui viviamo nell’interesse di tutti i viventi del pianeta, della qualità dell’aria, delle acque e del suolo. La biodiversità è una ricchezza che non può essere trascurata. Non si può aspettare che la politica organizzata e le istituzioni nazionali e internazionali prendano atto delle scelte necessarie e agiscano di conseguenza. Non c’è più tempo. Ognuno di noi ha precise responsabilità e deve essere parte del cambiamento.

Feuerbach ci dice che siamo quello che mangiamo. Potremmo aggiungere che anche l’ambiente in cui viviamo è anche, sempre di più, il risultato di quello che mangiamo. Si tratta niente di meno che garantire un futuro anche ai nostri figli e alle generazioni che verranno.

Dobbiamo sempre essere consapevoli e ricordare che le foreste,  i boschi, i campi, i fiumi, il mare e tutto l’ambiente naturale in questa Terra, ereditato a suo tempo dai nostri genitori, lo abbiamo in prestito dai nostri figli.

Armando Sarti, Medico

Giornata Mondiale contro la Desertificazione 2021

Giornata Mondiale contro la Desertificazione 2021

Ricostruiamo meglio con suoli in salute

di Egidio Raimondi

Dal 1994 ogni 17 giugno si celebra la giornata mondiale della desertificazione e della siccità. Istituita dalle Nazioni Unite è strettamente connessa alla giornata dell’ambiente su cui abbiamo scritto il 5 giugno (https://fondazione-est-ovest.it/giornata-mondiale-ambiente-2021/) e quest’anno ruota intorno al tema “Ricostruiamo meglio con suoli in salute”.

Il tema è coerente con il decennio ONU 2021 – 2030 per il ripristino dell’ecosistema e con uno dei 17 goals dell’Agenda 2030, precisamente il n. 15 – vita sulla terra che, testualmente, si propone di “proteggere ripristinare e favorire un uso sostenibile dell’ecosistema terrestre, gestire sostenibilmente le foreste, contrastare la desertificazione, arrestare e far retrocedere il degrado del terreno, e fermare la perdita di diversità biologica

La causa principale della desertificazione e della perdita di terreno fertile e sano, più che la crisi climatica, è l’attività umana, a conferma di quanto sosteniamo da tempo in condivisione con molte altre associazioni che osservano i fenomeni evolutivi della società, dell’economia e dell’ambiente, con cui abbiamo modo di confrontarci costantemente.

L’agricoltura industrializzata, che esaurisce il suolo sfruttandolo fino a renderlo arido,  gli allevamenti intensivi che distruggono foreste per avere i pascoli  necessari a nutrire migliaia di capi (emblematico il caso della foresta amazzonica) e che compattano il suolo alterando il microclima locale, la cattiva gestione delle risorse idriche, con deviazione di corsi d’acqua e alterazione degli equilibri nei reticoli idrici superficiali, l’abbattimento indiscriminato di alberi che trattengono il terreno in siti scoscesi e in ogni caso lo strato superficiale, l’attività edilizia selvaggia che, nonostante molti governi locali abbiano adottato strategia a consumo di suolo zero, continua a “mangiarne” al ritmo di 2 mq al secondo!

Secondo il rapporto ISPRA 2020, sui rilevamenti del 2019 in Italia il consumo di suolo, inteso come occupazione permanente, cresce più della popolazione. A fronte di 420.000 nuovi nati sono stati sigillati 57 km quadrati di suolo, cioè 57 milioni di mq, come se ogni neonato portasse con sè in culla 135 mq di cemento!

Ultima notazione, il consumo di suolo è maggiore nelle aree a maggior rischio idrogeologico e sismico, con la Sicilia maglia nera. Ma esistono anche realtà positive da emulare, come la Valle d’Aosta che nel 2019 ha impermeabilizzato solo 3 ettari di territorio, confermandosi regione italiana più vicina all’obiettivo consumo di suolo zero.

Il tema del suolo come “ultima risorsa” fu affrontato con contributi di altissimo livello scientifico nell’edizione 2012 dei Colloqui di Dobbiaco, a cui partecipai raccogliendo moltissimi stimoli e spunti di riflessione che cerco di riassumere e condividere qui.

Il punto di partenza è la constatazione che “il suolo produce beni e servizi essenziali per la nostra vita” e svolge varie funzioni essenziali:

  • produce biomassa sotto forma di cibo per il genere umano e gli animali,
  • svolge la funzione di filtro, massa di accumulo e ambiente di trasformazione fra atmosfera, falda acquifera e litosfera. Ad esempio filtra l’acqua piovana producendo acqua potabile che poi beviamo,
  • è la più grande riserva genetica del pianeta dato che ospita la maggioranza degli organismi viventi (per numero e massa) tra tutti quelli che popolano la Terra,
  • è la base fisica di tutte le infrastrutture umane: gli edifici in cui viviamo, le strade, gli impianti produttivi….
  • fornisce le materie prime minerali necessarie a realizzare le nostre infrastrutture: argille, sabbie, ghiaie….
  • è portatore di un patrimonio culturale perché custodisce innumerevoli testimonianze archeologiche e paleontologiche, proteggendole dall’erosione e conservando informazioni essenziali sulla storia del territorio e delle generazioni che lo hanno popolato.

Il dato più impressionante che è emerso è che per rigenerare un solo centimetro di suolo (come spessore) occorrono dai tre ai quattro secoli!!! e tremila anni per rigenerarne uno spessore sufficiente ai fini agricoli….

Quindi ogni volta che si libera del suolo, magari demolendo un edificio o un distributore di carburanti, oltre a bonificare il suolo, sappiamo che dovremo aspettare tutti quegli anni perchè ritorni com’era all’origine.

Esistono varie esperienze di rigenerazione di suoli inquinati, ad esempio attraverso l’impiego di piantagioni di canapa, notoriamente in grado di assorbire metalli pesanti, come nel caso di aree nei pressi dell’ILVA di Taranto. Si tratta di azioni che accelerano il processo ma vedremo dai risultati delle sperimentazioni  quali effetti reali si avranno, in termini temporali e di qualità del terreno. Rendere sani i terreni degradati, ad esempio attraverso il fitorisanamento appena accennato, oltre a ripristinare l’equilibrio locale e restituire i terreni all’uso agricolo, produce una serie di vantaggi, anche economici.

“Il ripristino del territorio può contribuire notevolmente alla ripresa economica post-COVID19 – ha dichiarato Ibrahim Thiaw, Segretario esecutivo dell’Convenzione ONU per Combattere la Desertificazione (UNCCD) – Investire nel ripristino della terra crea posti di lavoro e genera benefici economici e potrebbe fornire mezzi di sussistenza in un momento in cui si stanno perdendo centinaia di milioni di posti di lavoro. Le iniziative di ripristino intelligente del territorio sarebbero particolarmente utili per le donne e i giovani, che spesso sono gli ultimi a ricevere aiuti in tempi di crisi. Mentre entriamo nel decennio delle Nazioni Unite per il ripristino dell’ecosistema, abbiamo una reale possibilità di ricostruire meglio dalla pandemia di Covid-19. Se i paesi possono ripristinare i quasi 800 milioni di ettari di terra degradata che si sono impegnati a ripristinare entro il 2030, possiamo salvaguardare l’umanità e il nostro Pianeta dal pericolo incombente“.

Ancora una volta dobbiamo ammettere che la principale causa della desertificazione è l’attività umana e “Non possiamo continuare a concentrarci solo sulla crescita economica a scapito di tutto il resto; la nostra crescita economica dipende dal nostro Pianeta – ha affermato Volkan Bozkir – Dobbiamo trovare un equilibrio tra esigenze economiche, sociali e ambientali”.

E torniamo alla definizione di sostenibilità del Rapporto Brundtland, conosciuto anche come “Our common future”, pubblicato nel 1978!

Il tempo sta correndo veloce e noi siamo ancora troppo indietro, abbiamo fatto pochi passi nella direzione giusta e tanti nella direzione sbagliata. È ora di mettere in campo azioni che possano invertire questa tendenza, senza aspettare i governi e le leggi che emaneranno, ma agendo dal basso. È ora di continuare a parlare ma cominciare a fare!

Ognuno di noi può migliorare la situazione e contribuire ad invertire la rotta, con le proprie azioni e le proprie scelte quotidiane, nella propria vita personale e professionale, facendo parte di una rete planetaria che condivide dei valori e che agisce come una immensa coscienza collettiva, abbattendo tutti i confini, amministrativi, culturali, economici… 

il suolo in cattiva salute non ha confini e compromette il cibo che mangiamo, l’acqua che beviamo e l’aria che respiriamo.

Egidio Raimondi

Il potere dei massaggi

Il potere dei massaggi

Massaggio ayurvedico

La tecnica più diffusa nel massaggio ayurvedico è il Sarvabhyanga, massaggio con olio caldo su tutto il corpo, detossificante e rivitalizzante. Dona una meravigliosa esperienza di profondo rilassamento e benessere, alleggerimento per il corpo e antistress per la mente. Gli oli erbalizzati e gli ampi movimenti lo rendono il massaggio più completo e olistico immaginabile. Previene e cura molti squilibri. Ha azione “ringiovanente”.

Il massaggio dura un’ora, inizia con un breve massaggio alla testa seguito dal massaggio su tutto il corpo coperto. Al massaggio segue una doccia calda.

Utile in caso di: Stress, Ansia, Mal di testa, Stanchezza fisica e mentale, Problemi di circolazione, Insonnia, Cellulite, Dolori articolari e muscolari

Cos’è l’Ayurveda?

Ayurveda è un termine sanscrito che indica la Scienza (Veda) della Vita (Ayus); abbraccia i mondi animati e inanimati. In parole semplici si può dire che L’Ayurveda è:

  1. Un insegnamento per vivere pienamente una vita positiva e alleviarne le sofferenze. 
  2. Una dispensatrice di felicità.
  3. Una generosa fonte di tecniche di Ringiovanimento sia fisico che mentale che offre rimedi interni e trattamenti esterni del corpo per la Salute e la Bellezza.

Per la sua visione omnicomprensiva e inclusiva di ogni aspetto, l’Ayurveda si occupa dell’alimentazione, dell’ambiente, delle specifiche tendenze naturali di ogni costituzione, offre indicazioni, cure e splendidi trattamenti esterni come il massaggio ayurvedico.

Massaggio Shiatsu

Lo Shiatsu è un’antica forma di “massaggio” giapponese considerato IL MEZZO DI PREVENZIONE delle malattie. Lavorando su 12 meridiani, si agisce su 365 punti attraverso i quali SCORRE L’ENERGIA, al fine di incrementare il potere di DIFESA del corpo, ELIMINANDO LE CAUSE e non soltanto i disturbi.

Si trattano con successo: disturbi ARTICOLARI, digestivi e gastrointestinali; INSONNIA; ANSIA e depressione; ipertensione, PALPITAZIONI e difficoltà di concentrazione.

Il trattamento si svolge con pressioni dolci, profonde e costanti, con le dita i gomiti o le ginocchia, mediante i quali si ottiene allo stesso tempo diagnosi e trasformazione delle zone interessate, accompagnando il corpo e la mente in uno stato di pace e RELAX.

Massaggio drenante francese

Si tratta di una tecnica dolce adoperata anche sulle donne in gravidanza dopo il 3 mese. Contrasta le forme di inestetismi e stati venoso_linfatiche o edemi e fragilità capillari, Si ricevono ottimi risultati e sollievo sulle gambe gonfie e stanche. Ottimo come ausilio della cellulite molle ed ematosa. Indispensabile nei trattamenti pre e post operatori di chirurgia estetica.

Massaggio connettivale

Un trattamento profondo e in alcuni casi doloroso soprattutto nelle prime sedute, ma che può apporta numerosi benefici: azione rilassante sulla muscolatura,, contrasta la rigidità, tensioni e contratture; aumenta e favorisce la mobilità; dolori cronici, lombari, problematiche dovute alla postura scorretta; efficace nei sintomi derivati da disturbi del tessuto connettivo; utilizzato come massaggio nel ambito della riabilitazione da traumi sportivo o altri infortuni utilizzando vari tipi di manovre; combattere la cellulite in stato avanzato, stimolando i tessuti infiammati, elimina liquidi in eccesso e la cellulite.