Vitamina D, Sistema immunitario e Infezioni respiratorie

In questi giorni di permanenza a casa ho ripescato alcuni articoli scientifici del mio database sulla suscettibilità alle infezioni. Perché una persona si infetti e un’altra con caratteristiche simili no, è tuttora lungi dall’essere del tutto chiarito. Come non si conoscono neanche tutti i fattori che sono in gioco in un’evoluzione favorevole, addirittura inavvertita, rispetto allo sviluppo pieno della malattia, da parte di chi si infetta.

Comunque è noto che l’alimentazione, oltre alla qualità dell’aria, gioca un ruolo importante nella reazione dell’organismo all’aggressione batterica e virale, particolarmente per le malattie respiratorie.

Un aspetto rilevante riguarda l’adeguatezza dell’apporto della vitamina D. È sempre più chiaro, in base alle ricerche recenti, che gli effetti di questa vitamina vanno ben oltre quelle ben note, ai tempi dei miei studi universitari, sulla deposizione e fissaggio del calcio e fosforo per la salute delle ossa. Tante cellule diverse, comprese quelle immunitarie, rispondono ai livelli di vitamina D nell’organismo. La vitamina, nella sua forma attiva nell’organismo, D3, è ormai considerata un vero e proprio ormone, che ha azioni estese e diversificate, sulle funzioni cardiovascolari, sul diabete e l’equilibrio metabolici, sull’insorgenza dei tumori e sulla suscettibilità alle infezioni.

Questa vitamina è assunta con gli alimenti, in larga prevalenza quelli di origine animale, mentre quelli vegetali forniscono in piccola quantità la vitamina in forma di precursore, che necessita alcuni passaggi metabolici e l’esposizione alla luce solare per diventare attiva. Le maggiori fonti alimentari sono costituite dal pesce grasso (è una vitamina liposolubile, che si scioglie cioè nei grassi), azzurro, come le acciughe, le sardine e gli sgombri, dal salmone e soprattutto dal fegato di merluzzo. Anche le uova, la carne e i latticini forniscono vitamina D. Fra i vegetali i funghi apportano una quantità non trascurabile della vitamina. Ci sono poi alcuni alimenti arricchiti artificialmente.

È ben dimostrato da una recente metanalisi (tipologia di ricerca che mette insieme e valuta criticamente i risultati di tanti studi per definire accuratamente l’evidenza scientifica) che la supplementazione per bocca di vitamina D3 abbia un ruolo protettivo sulle infezioni dell’albero respiratorio.

Chi espone poco o mai la propria pelle al sole e chi segue diete restrittive, particolarmente i vegani, ha un rischio molto aumentato di avere livelli molto bassi nel sangue. Particolarmente a rischio di carenza della vitamina sono inoltre gli anziani, gli obesi, le persone con la pelle scura, quelle affette da malattie gastrointestinali che limitano l’assorbimento dei nutrienti e da malattie polmonari croniche preesistenti, come l’asma, la fibrosi cistica e la malattia cronica polmonare ostruttiva (bronchite cronica e/o enfisema).

La supplementazione con vitamina D3 è attualmente consigliata in modo preventivo per i lattanti, soprattutto se nutriti solo al seno, per i bambini, gli adolescenti e per le donne in menopausa. Secondo alcuni esperti la carenza della vitamina è presente comunque nella popolazione in generale, particolarmente nei mesi autunnali e invernali. Il dosaggio del livello della vitamina nel sangue può comunque dirimere i dubbi sulla necessità o meno della supplementazione. Chi risulta carente deve senz’altro procedere all’integrazione della vitamina, preferendo le dosi ridotte, quotidiane, rispetto alle somminstrazioni ad alto dosaggio, periodiche. È sempre consigliabile consultare il proprio medico curante e attenersi alle raccomandazioni, evitando auto-somministrazioni, eccessive o inopportune, consigliate da un conoscente “informato”.

Riferimenti bibliografici essenziali

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Armando Sarti, Medico