Amici, torniamo a cucinare!

La maggior parte di noi dedica poco o pochissimo tempo alla preparazione casalinga dei propri pasti. Il tempo dedicato alla cucina, per tanti, consiste nei pochi minuti necessari per riscaldare nel micro onde un primo o un secondo preso di corsa alla rosticceria, o già preparato e confezionato in vaschetta. Oppure per sciacquare l’insalata o le carote in busta del supermercato e saltare in padella con un po’ d’olio e sale una fettina di carne o un petto di pollo. Con una birra la cena così è già pronta. Magari da completare con un dolcetto imbustato. Il pranzo poi non è ormai quasi più consumato a casa per una parte consistente della popolazione.

Tanti non sanno più o semplicemente non hanno voglia di cucinare. Se si chiede perché il più delle volte la risposta è: “manca il tempo”, ma spesso il poco tempo rimasto a disposizione lo passiamo davanti al PC, con il telefonino o alla televisione. Oppure la risposta è: “non so cucinare”. Un’ottima occasione per documentarsi, chiedere consigli o, meglio ancora, per seguire un corso di cucina alla Fondazione senza fini di lucro Est-Ovest.

In effetti cucinare è bellissimo. In queste settimane tormentate dal virus molti di noi non hanno più neanche l’alibi pronto della mancanza di tempo. I ristoranti e le pizzerie sono chiusi e comunque non bisogna uscire. E allora tiriamo fuori qualcosa di buono da questa segregazione casalinga. Una sana e piacevole alimentazione migliora l’umore e aiuta, peraltro, le nostre difese immunitarie.

Bisogna fare la spesa, certo, e in questi giorni questo sì che può rappresentare una perdita di tempo in lunghe code nei pressi di supermercati, ma è possibile anche riscoprire i vantaggi della spesa al di fuori della grande distribuzione, dall’ortolano o nella pescheria.

Spesso è possibile improvvisare anche con quello che abbiamo dimenticato in un angolo del frigorifero.

Cucinare è bello perché ci riporta in contatto diretto con il cibo vero, che non è solo il necessario nutrimento. La preparazione di un piatto è un atto d’amore per la vita, suscita emozioni e ricordi e assume significati profondi. C’è chi ha detto che si cucina pensando sempre a qualcuno, anche a noi stessi, altrimenti si fa solo da mangiare.

L’atto del mangiare ci accompagna per tutta la vita, ha implicazioni che spaziano dalla salute, all’economia, alla giustizia sociale e alla sostenibilità dell’ambiente in cui viviamo.

Mangiare insieme poi rappresenta un atto d’amicizia, un collante sociale oltre che un elemento fondamentale della convivialità e dell’amicizia. Quando si vuole esprimere l’amicizia si invitano gli amici a casa nostra, non al ristorante, e si cucina per loro.

La necessità della raccolta, della preparazione, della conservazione e della cottura del cibo ha da sempre aguzzato l’ingegno ed è stato alla base dell’evoluzione dell’umanità. L’alimentazione come necessità primaria e allo stesso tempo propulsore del nascere della cultura, intesa come l’insieme di conoscenze, scoperte, abilità, invenzioni, riti, arte e pensiero speculativo. Ogni grande civiltà antica è fiorita attorno alla coltivazione e al consumo prevalente di un cereale. L’orzo e il grano per i popoli della Valle tra i due fiumi e le popolazioni del Mediterraneo, il riso in Oriente, il miglio e il sorgo in Africa e il mais per le popolazioni americane pre-colombiane.

Io sono convinto che tante fra le più importanti idee e decisioni che hanno influito in modo determinante nella storia dell’umanità siano nate proprio attorno al fuoco o seduti in una tavola imbandita, con dei buoni piatti da degustare nel corso della conversazione.

Il cibo non deve mai essere sprecato. Quello che rimane si riutilizza sempre. Grande rispetto per il cibo, cibo vero intendo, proveniente dalla terra. Prima di mettersi ai fornelli tutto inizia con il contatto del cibo, che va guardato, toccato e annusato, dando poi il via a una sequenza già nota, sperimentata nel tempo o anche all’improvvisazione per la preparazione della ricetta o dell’idea che abbiamo in mente, liberando l’estro e la fantasia. Divertendosi.

Come per tutte le arti per cucinare bene bisogna impegnarsi, ma cosa c’è di più piacevole del pulire, preparare, affettare, sminuzzare, condire, rimestare e osservare il contenuto del tegame, della padella o della pentola che acquista sapore nel sobbollire e che sprigiona odori intensi, sensazioni ancestrali, il ricordo di un proprio caro che non c’è più, o l’attesa impaziente del poter offrire a chi si vuole bene il risultato della nostra azione.

A me piace molto cucinare ascoltando buona musica. La musica potenzia il sentimento del contesto. Preparare un piatto gustoso ascoltando Rossini, ad esempio, è molto rilassante e piacevole. Si sa che l’attesa di un piacere è spesso tanto importante quanto il piacere stesso.

Il risultato? Sarà comunque un successo se si utilizzano ingredienti freschi di stagione e soprattutto se ci abbiamo messo dentro un po’ di passione.  La degustazione del piatto cucinato, magari con una fetta di pane fatto a casa e un buon bicchiere di vino, costituirà l’appagamento di quel desiderio per il cibo così strettamente connesso all’esistenza e all’equilibrio biologico e vitale di ognuno di noi.

In ogni caso, anche se il risultato non rimarrà negli annali della eccellenza culinaria, sarà l’occasione per riderci su e per migliorare imparando dai propri errori, come per tutte le altre attività della nostra vita.  Buon appetito a tutti.

Armando Sarti, Medico