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La Natura del Rapporto tra essere umano e mondo naturale

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La Natura del Rapporto tra essere umano e mondo naturale

di Oreste Bazzani

Questa mattina, mentre scrivo, il tempo è umido, piovoso, grigio, la temperatura si è abbassata in questi giorni, siamo entrati in Autunno. Per l’essere umano il cambiamento climatico porta con sé un cambiamento nell’esperienza della propria anima. L’Autunno si accompagna, in molti di noi, ad un sentimento più malinconico rispetto a quello esuberante di solo poche settimane fa. Per alcune persone il cambiamento stagionale porta con sé anche un cambiamento del benessere fisico. Queste banali e comuni osservazioni possono aiutarci a comprendere fenomeni comuni e diffusi e portarci a fare considerazioni tutt’altro che banali.

Le manifestazioni accennate ci portano a considerare l’esistenza di un legame tra fenomeni esterni all’uomo, fenomeni del mondo naturale e fenomeni interiori dell’essere umano.

Gli attuali ed innegabili cambiamenti climatici in atto evidenziano, più che in passato, le caratteristiche dei cambiamenti stagionali che da sempre avvengono nella natura. Si osserva sempre di più il manifestarsi di fenomeni ambientali estremi. Estati molto calde sono seguite da inverni miti contraddistinti tuttavia da eventi metereologici bruschi, violenti e repentini.

Relazione tra mondo naturale e mondo interiore

Consideriamo che possa esistere una relazione tra mondo naturale e mondo interiore umano. Ciò presuppone di poter ipotizzare che tra le due nature esistano delle relazioni. Non è questa la sede per un’osservazione filosofica del fenomeno, vogliamo tuttavia portare l’attenzione sul piano dell’esperienza umana.

Esiste un elemento in comune tra i fenomeni della natura e i fenomeni interiori dell’essere umano? In passato questa domanda poteva sembrare assolutamente priva di consistenza in quanto l’essere umano comprendeva intuitivamente questa relazione. Ma nella nostra epoca tale conoscenza intuitiva è scomparsa.

Possiamo soffermarci brevemente sulle cause di tale perdita. Nella sua evoluzione l’essere umano ha imparato a penetrare i misteri della natura sviluppando un’osservazione fisico-materiale. Attualmente i fenomeni naturali, così come quelli umani, possono essere compresi solo da un punto di vista fisico-materiale.

Tuttavia possiamo ritenere che esista la possibilità di osservare i fenomeni anche da un altro punto di vista, da un punto di vista Spirituale. E ‘necessario chiarire che i due approcci non sono necessariamente escludenti, come invece buona parte della filosofia negli ultimi tre secoli ha cercato di sostenere. Possiamo invece ritenere che i due fenomeni siano di natura complementare, come se l’uno fosse l’approfondimento dell’altro.

Nelle sue ricerche sul mondo naturale J.W. Goethe ha ipotizzato l’esistenza di una pianta primordiale, generatrice di tutte le piante attualmente esistenti. Questa pianta primordiale è potenzialmente portatrice di tutte le possibilità di sviluppo che sono rappresentate dalle piante attuali. Goethe afferma: “Nell’organismo naturale bisogna considerare che le manifestazioni esteriori sono una cristallizzazione di un principio interiore che agisce compenetrando ogni particolare esteriore.” Per Goethe la natura è dotata di principi interiori, di attività indirizzate in modo specifico, che si mostrano in modo cristallizzato nei dati sensibili della natura.

Cosa porta l’Autunno?

Per rendere più chiaro il discorso porto un esempio esplicativo. Ciò che vive la natura in questo periodo dell’anno è il manifestarsi dell’Autunno. Cosa vediamo della natura in Autunno? Osserviamo che l’intensa attività vitale primaverile-estiva perde le sue forze mentre, in questo periodo dell’anno, si sviluppano fenomeni che nel linguaggio scientifico sono di catabolismo e nel linguaggio spirituale di morte. In Primavera ed in Estate le forze di crescita e produzione sono ingenti ma con il sopraggiungere dell’Autunno tali forze, di carattere anabolico, tendono a perdere il loro vigore e le attività di disgregazione di distruzione, cataboliche appunto, sono più intense.

I frutti che la natura offre nel periodo autunnale hanno in sé questa qualità di vita interiorizzata, ne è un chiaro esempio il frutto del melograno che è arrivato a noi dalle regioni himalaiane.
Sul piano fisico-materiale l’energia dei prodotti naturali estivo-autunnali sono trasformati dall’uomo affinché in inverno egli possa ancora utilizzarli, anche se sotto forma diversa.
All’inizio della stagione autunnale troviamo una festa, la festa di Michele.
Non vogliamo parlare della festa religiosa ma porre l’attenzione, attraverso la figura di Michele, festeggiato in Autunno, sulla qualità dell’esperienza interiore che l’uomo fa in questo periodo dell’anno.
Michele è stato rappresentato nella storia dell’arte come l’Arcangelo che combatte contro il Drago.
Il Drago rappresenta, da un punto di vista iconografico, le forze impulsive della natura, le parti istintuali, vitali, dionisiache, presenti chiaramente nella natura nel periodo primaverile ed estivo, quelle forze che in Autunno tendono ad indebolirsi.

Nell’iconografia Michele non uccide il Drago ma lo contiene, ne contiene e interiorizza le forze che in precedenza erano esteriori.
L’essere umano in questo periodo dell’anno deve cercare la forza e l’energia, che era offerta in abbondanza dalla natura nelle stagioni precedenti, nella sfera spirituale.
Per l’essere umano quindi l’Autunno è il periodo dell’autocoscienza, mentre la Primavera e l’Estate sono le stagioni della coscienza di ciò che vive nel mondo. In Autunno il sopirsi della forza generatrice della natura lascia all’uomo la possibilità di fare la propria esperienza di sé. Queste diverse percezioni erano cosi nettamente presenti nel passato da far comporre a Vivaldi il suo famoso concerto per violino “Le quattro stagioni” in cui attraverso la musica a ciascuna stagione viene dato un carattere distintivo.

L'allontanamento dell'uomo dal suo legame con la natura

Lo smarrimento di questa capacità percettiva ha reso l’uomo attuale una sorta di essere extranaturale ed ha generato due tipi di fenomeni. Il primo considera la natura materialisticamente ritenendo di poterne disporre in modo totalmente egocentrico, secondo le necessità. Nel secondo l’uomo si pone in conflitto con la natura. Nella coscienza dei movimenti ecologisti si fa sempre più spazio una visione dove l’essere umano è un elemento extranaturale e la natura è viva e rispettata solo a patto che l’uomo ne sia totalmente estraneo. A ben guardare questi due fenomeni sono le due facce della stessa medaglia. Al centro si pone la perdita dell’esperienza spirituale, sia nella dimensione umana che in quella naturale.

A questo punto è necessario chiederci se l’uomo è in grado di ritrovare la dimensione spirituale nella natura e in sé ‘stesso. È un tipo di ricerca scientifico-spirituale questa che può permettere di cogliere lo spirituale nella natura ed il naturale nell’attività dello spirito. Non può essere una ricerca astratta, ma deve incardinarsi nelle scelte della vita quotidiana di ciascuno. Le considerazioni che ne derivano sono concrete, pensiamo ad esempio al rapporto tra produzione agricolo-alimentare ed esperienza umana. Durante l’attuale pandemia da covid-19, nel periodo di chiusura primaverile, si è assistito ad una notevole riduzione dei fenomeni di inquinamento provocati da alcuni tipi di attività umana. Ciò ha rafforzato la posizione di quanti sostengono che la natura e l’essere umano sono due realtà scarsamente compatibili, più uomo meno natura e meno uomo più natura.

Nei mesi passati le attività umane non sono cessate del tutto, si sono solo ridotte. La presenza dell’essere umano nella natura non è venuta meno e tuttavia ha inciso significativamente in maniera del tutto diversa spostando la questione dalla quantità alla qualità del rapporto tra essere umano e natura.

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