Il lato oscuro della moda

di Giulia Bocca

Il sistema della moda ha prodotto danni incalcolabili in termini di sfruttamento delle risorse ed inquinamento ambientale al punto da essere indicata come una delle industrie più inquinanti al mondo, seconda solo all’industria petrolifera. Il motivo è da ricercarsi nella scelta di materiali e processi produttivi non sostenibili, che vengono adottati da queste aziende nell’ottica di massimizzare il profitto a discapito di tutto.

I materiali utilizzati molto spesso sono costituiti da fibre sintetiche, in particolar modo da poliestere, che tra le altre cause, si rende responsabile ogni anno del rilascio di 700 milioni di tonnellate di CO2 e mezzo milione di tonnellate di microplastiche negli oceani, causando un danno enorme all’ecosistema.

Il ciclo di vita dei prodotti realizzati con questi materiali è molto breve a causa della loro scarsa qualità. I capi infatti non possono essere riciclati o riutilizzati, e vengono smaltiti causando il rilascio di numerose sostanze tossiche nell’ambiente (metalli pesanti, gas acidi e  dioxine). 

La volontà di risparmiare ad ogni costo non si arresta alla selezione dei materiali, ma coinvolge anche i processi produttivi, in modo particolare la manodopera. Le produzioni vengono collocate in paesi poveri e sottosviluppati, nei quali è possibile far lavorare i dipendenti in condizioni pessime. Essi sono costretti a lavorare in edifici pericolanti con condizioni igenico-sanitarie nocive, esposti costantemente a sostanze tossiche dannose che provocano in coloro che vi si espongono gravi malattie. Sono inoltre sottoposti ad orari di lavoro insostenibili che vengono compensati con salari bassissimi (a Dahka lo stipendio medio è di 10$ al mese). 

Ogni richiesta che gli operai fanno per migliorare la loro condizione di lavoro viene respinta immediatamente, ed ogni protesta violentemente soppressa. Queste persone non hanno nessuna scelta, nessuna voce. Lo ha dimostrato la tragedia avvenuta in Bangladesh nel 2013, in cui un edificio di otto piani, il Rana Plaza è crollato causando la morte di 1129 persone. Dalle indagini è emerso che i lavoratori avevano segnalato più volte la pericolosità dell’edificio, ma erano sempre stati ignorati dai dirigenti. 

Appare dunque evidente che aspettarsi un cambiamento da parte delle aziende di moda è impensabile. Per contrastare questa situazione devono essere i consumatori ad intervenire esigendo dalle aziende più trasparenza. 

Non possiamo più far finta di niente, non sapere non è una scusa, continuare ad acquistare in modo inconsapevole ci rende colpevoli quanto queste imprese del danno arrecato alle persone ed al pianeta.

Fonti

  • Fossil fashion: “The hidden reliance of fast fashion on fossil fuels”
  • Morgan, A., Ross, M., Siegle, L., McCartney, S., Firth, L., Shiva, V., Blickenstaff, D., Life Is My Movie Entertainment (Firm), (2015). The true cost.